Pietro Giannelli, in consolle da una vita

Pietro Giannelli
Pietro Giannelli

Abbiamo incontrato Pietro Giannelli, resident dj di un locale importante come il Sofia di Fondi (Latina). Professionista del mixer da anni, Pietro Giannelli è uno di quei dj capaci di farti passare una serata spensierata senza manco farti capire quanto sia difficile, delicato, il lavoro di chi intrattienere e fa scatenare. Pietro Giannelli, in mezzo a tanti impegni, sarà anche in console a Sunbreak by Club Mtv, il festival che prende vita a Malta dal 28 all’1 maggio. Ecco qualche domanda per conoscerlo un po’ meglio.

 

Ci fai un breve identikit? Tipo: età, dove sei nato, dove vivi, che tipo di dj sei, passioni al di là della musica, vita personale (…)? 
Sono vecchia scuola, età 39 anni, nato e cresciuto a Latina e avvicinato al mondo della musica già ai tempi delle medie dove ero io a preoccuparmi delle cassette con dentro le selezioni musicali sicuramente registrate dalla radio (gli mp3 ancora non esistevano e forse internet era agli albori). Oltre che DJ, sono sistemista di rete, tecnico informatico, web developer, social marketer e informalmente e volgarmente definito hacker, ma solo perché uso computer da quando avevo 4 anni (dal Commodore 64
in poi li ho usati tutti). Per quanto riguarda la vita personale, saltiamo, che dici?
Che sound ti sembra stia funzionando in discoteca e nei festival?
A parte l’enorme confusione dei generi musicali che inevitabilmente si è venuta a creare perché, proprio per la tecnologia che avanza, chiunque può tirar fuori il suo disco, mischiato nei generi e non per forza etichettabile in un genere preciso… a parte la parentesi EDM, il sound anni 90 torna sempre più prepotentemente in tantissime produzioni, difficile trovare qualcosa di non già sentito o che non ti ricordi suoni del passato.
Come ti vedi tra 15 anni, a livello personale e professionale?
Anche solo per buon auspicio, non dico ricco e famoso, ma sereno e appagato nel lavoro mi sta più che bene.
Che tecnologia usi in console? Credi che cambi tutto usando cd, vinile o computer?
Ho iniziato col vinile e ho imparato con quello, ma la tecnologia avanza e mi piace adattarmi: lavoro in digitale con le varie console Pioneer e tracce acquistate sui portali, digitalmente, 2 o più CDJ e nessun computer, tutto manuale. Per come la vedo io, se sai fare il lavoro del DJ la tecnologia è una cosa in più che può migliorarti… se usi la tecnologia perché non hai una minima idea di come si mixa e fai fare tutto al famosissimo auto sync, allora no… è negativo anche perché la piccola “sbavatura” che puoi fare miscelando o facendo un dj set e il modo in cui la recuperi, fa la differenza tra un DJ e l’altro, è una sorta di “imprevidibilità”… non ho mai fatto nessun tipo di scaletta per nessuna serata. Solo in consolle e decido lì cosa suonare.
Quali sono i brani pop e/o da ballare (house techno progressive trance edm vedi tu) che ti piacciono di più in questo momento e perché?
Ti stupirei se ti dicessi che, fuori dall’ambito lavorativo (quindi discoteche e radio) sento tutto tranne che la musica con cui lavoro. Ad ogni modo mi piacciono molto gli Ofenbach, duo giovanissimo di dj francesi con delle idee musicali magnifiche, vedi “Be Mine” e Katchi. Amo suonare bootleg miei ma anche di colleghi come Umberto Balzanelli, Jack Mazzoni, Louis Rondina.
Che consigli daresti ad un giovane dj?
Dipende da cosa vuole fare con la musica, se è un hobby o un lavoro: nel caso fosse un lavoro, di essere umile, sempre.
C’è davvero crisi nel clubbing? Un po’ di crisi c’è, certo, ma come mai solo ora un dj come Calvin Harris è una super-star?
Il mondo della notte è in crisi per una marea di motivi, tra cui anche il pressappochismo nell’organizzare serate: oramai trovi il “dj set” anche nella gelateria sotto casa. Le persone si disperdono, il locale grane oramai fa fatica a riempire. Anni fa invece se volevi ballare o sentire musica dance dovevi andare per forza in discoteca.