Brothers: dieci cento mille mani – Intervista a Watt, deejay del gruppo

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The Brothers

I miti degli anni 2000 e di oggi

Quattro dj, un’unica storia. Quattro mente unitesi per passione della musica. Un unico progetto musicale nato nel duemila e che tutt’oggi porta i propri capolavori con dj set e show in tutta Italia.

Gabriele “Jack” Pastori, Giuseppe ” Joseph B” Brittanni, “Ranieri Di Biagio” e Walter “Watt” Mangione. Sono questi i componenti del gruppo che ha fatto la storia degli anni duemila con pezzi famosissimo come “Dieci Cento Mille” – colonna sono tra l’altro del videogame Fifa 2005″.

La musica che non si dimentica

Abbiamo Intervistato Walter Mangione in arte Watt che ci ha parlato delle prossime date, della musica attuale e dell’improvviso ritorno agli anni 90-2000 come riferimento per format e serate in discoteca.

Come ti spieghi il ritorno della dance anni 90 nella night life? 

Indubbiamente è un fenomeno che stiamo osservando da 4 anni almeno a questa parte. La motivazione a mio parere è da trovare nel fatto che la cultura italiana nel mondo del clubbing non si è aperta completamente alle influenze provenienti dall’estero.”

Un’altra motivazione probabile è la nostalgia che molti provano per le sonorità di allora.” – ci spiega Walter. “Noi a livello di scelte nei nostri dj set scegliamo la dance degli anni 2000 perché è sicuramente più conosciuta e fruibile da tutti“.

Il nostro cambiamento di stile: una ESIGENZA

Walter ci spiega che tanti fan chiedono il perché di loro tracce con stili diversi dalle prime prodotte e che hanno reso famosi i Brothers.

Fino al 2005 noi abbiamo fatto produzioni appartenenti ad un certo filone. Di li in avanti abbiamo sentito l’esigenza artistica di cambiare. Di sperimentare nuove tecniche di composizione. Sicuramente la tecnologia ha giocato un ruolo importante a livello generale nell’evoluzione della musica.”

I produttori di oggi: “Non tutti fanno musica”

Walter ci parla della scena italiana attuale della produzione musicale mostrando di avere le idee chiare.

La tecnologia aiuta ma i nuovi produttori non approfondiscono la materia, cioè la musica. Trovano suoni molto facilmente grazie alle campionature e pensano che assemblando suoni si possa fare una traccia.”

La verità è che l’arte musicale richiede studio. Ci vuole anche quell’ingegno artistico. La dance non ha saputo rinnovarsi ai tempi di oggi.” – “Si è persa quella volontà di ricercare linee melodiche diverse.” -“Se guardiamo alla dance anni 90, non c’erano produzioni che si assomigliavano. Tutti gli artisti cercavano strade diverse.

Importante sarà l’impegno dei prossimi produttori e nuove generazioni di trovare nuovi suoni e ritmi senza seguire le mode.”