Marco Sommella intervistato in esclusiva da discoteche.it

Marco Sommella e Roberto Benigni
Marco Sommella e Roberto Benigni
 

Intervista in esclusiva al fotoreporter Marco Sommella

Una vita dorata, dove sei riuscito ad unire passione e lavoro, ti senti fortunato?

Sono stato fortunato perché quando ho iniziato c’era solo la pellicola per poter catturare un’immagine, quindi la mia presenza era fondamentale per documentare un evento, invece oggi male che vada c’è sempre uno smartphone pronto a fotografare, è diventato tutto alla portata di tutti con le conseguenza del caso e un conseguente crollo della qualità.

Detto questo posso dire tranquillamente di ritenermi un privilegiato, perché grazie a questo lavoro ho partecipato e assistito in prima fila ad eventi esclusivi e conosciuto personaggi inarrivabili per la maggior parte delle persone.

Un fotografo come te, sempre al centro dell’attenzione, si sente più persona o personaggio?

Questa è una bella domanda, è facile sentirsi personaggio quando si frequenta in modo assiduo un certo contesto, ma sarebbe come sentirsi ricchi con i soldi del monopoli, bisogna avere sempre i piedi ben saldi a terra e non farsi trascinare da facili entusiasmi. Bisogna tener presente e saper rispettare il gioco delle parti.

Qualche evento che ti ha particolarmente emozionato?

Potrei elencarne tanti, in particolar modo aver seguito per la Rai di Napoli “Famiglia Salemme Show” in diretta su Rai1 in prima serata nel 2006 con ospiti del calibro di Sophia Loren; partecipare alla nascita di Un posto al sole la prima soap opera interamente prodotta in Italia;

La festa per i 100 anni della maison E. Marinella imprenditore famoso in tutto il mondo per le sue cravatte, uno degli eventi più esclusivi di Napoli; la pubblicazione della prima grande monografia di “Magnum Marine” utilizzando per l’occasione un elicottero e aver conosciuto Katrin Theodoli presidente e proprietaria del marchio storico della nautica americana di lusso;

La pubblicazione del calendario 2002 dell’ Azienda di Cura Soggiorno e Turismo di Napoli dove si alternano le mie foto con quelle di Mimmo Jodice uno dei grandi fotografi della storia della fotografia italiana; di recente i 100 anni di Amelia Cortese Ardias un vero politico di spessore moglie di Guido Cortese, avvocato liberale vicino a Benedetto Croce, deputato alla Costituente e ministro.

Sei figlio d’arte, tua madre, Gilda Valenza, la prima fotoreporter napoletana, questa cosa ti ha pesato o ti ha aiutato?

E’ stata ed è ancora oggi una grande scuola, non parlo solo della tecnica quella puoi impararla anche sui libri, ovviamente parlo d’altro come il rispetto e la dedizione per questo lavoro che non ha orari e giorni di festa e il sapersi rapportare con i personaggi che spesso non sono semplici da gestire essendo eccellenze nel loro campo, come campioni del mondo dello sport,oppure premi Oscar o Nobel oltre a personaggi illustri o politici di alto spessore.

Hai visto tante stelle nascere e tante stesse cadenti spegnersi, tutte sono passate davanti al tuo obiettivo, quali secondo te sono stati i loro errori.

Ci sono stelle che brillano di luce propria altre solo di luce riflessa queste ultime sono destinate a spegnersi velocemente, ho imparato che il pubblico è volubile, se non hai particolari doti e capacità spesso ci si deve accontentare solo una gloria momentanea.

Moda o giornalismo? Quale settore ti attira di più?

Nell’ambito giornalistico mi occupo prevalentemente di arte cultura e spettacolo, quindi anche di moda, recentemente ho fotografato per la Fondazione Eduardo De Filippo lo stilista Roberto Capucci per la mostra “disegni per il teatro” Capucci era particolarmente apprezzato da Christian Dior, che lo definì pubblicamente in un’intervista a Vogue «il miglior creatore della moda italiana», per l’assoluta originalità delle sue creazioni. Una persona molto carismatica e umile nonostante i successi e riconoscimenti internazionali, anche questo è un grande insegnamento.

Ringraziando discoteche.it per questa intervista posso concludere dicendo che non avrei potuto immaginare un lavoro diverso da questo, un lavoro che amo e che mi ha portato nel tempo ad arricchirmi di esperienze e di un capitale umano non indifferente.