Intervista a Giuseppe Credentino – “Crisi dei club? Una trasformazione sociale”

giuseppe credentino
Giuseppe credentino

Giuseppe Credentino – parla il manager

Giuseppe Credentino, uno dei manager più attivi nello scenario del clubbing e dell’intrattenimento italiani. Dopo tanti anni di lavoro ha contribuito a lanciare tanti artisti e collaborato con club di tutta Italia e non solo.

Da poco ha fondato una nuova agenzia, Yaman Production.Con Damiano Uberti Foppa, fonico attivo in mezzo mondo, stiamo creando un’agenzia / joint venture che punta a fornire ai nostri clienti un servizio ‘chiavi in mano”, racconta.

Solo unendo le forze tra professionisti si possa davvero crescere insieme, come settore“.

Il clubbing italiano secondo Credentino

“Il clubbing vero e proprio sta lasciando il posto a performance ed esibizioni live sempre più curate e spettacolari, come ad esempio quelle del collettivo Showzer, con cui collaboriamo.”

Funzionano pure le performance live di body painting. Mi sembra infine che piacciano sempre di più i concerti e la musica dal vivo.

Yaman Production

Ci occupiamo dell’evento nel suo complesso. Dagli artisti sul palco, al service audio e luci fino agli effetti speciali ed al food & beverage.”

Tra gli altri collaboriamo anche con lo studio tecnico dell’ingegner Claudio Sordi per la risoluzione delle mille problematiche tecniche necessarie al rilascio delle dovute autorizzazioni. Infine forniamo servizio sicurezza, driver, hostess in collaborazione con Seven srl.

Cosa ti piace e cosa non ti piace della scena italiana?

“A dispetto della mia veneranda età, mi piace molto la scena rap / trap. Ad esempio amo Ghali e Salmo. Non mi piace la mancanza di fantasia, ovvero il voler per forza clonare brani di successo.”

“E’ paradossale che in italia, per tutta la scena trap per esempio ci siano 2 o forse 3 ghost producers che producono per il 90% degli artisti. Inevitabilmente, gran parte dei brani suonano tutti uguali.

C’è crisi nelle discoteche?

Più che di crisi, sarebbe corretto parlare di cambio delle abitudini ma soprattutto del modo di ascoltare la musica e dei generi musicali. Ho tre figlie, due delle quali in età perfetta per studiare il fenomeno: entrambe attingono il loro sapere musicale esclusivamente da Youtube, al massimo Spotify. Non c’è quindi la voglia e la necessità di andare a ballare per ascoltare la propria musica, che si può ascoltare gratis… E la musica che ascoltano non è certo da ‘big room’.

Come vedi la scena club & festival italiana tra 10 anni?

Difficile fare previsioni. Credo che i festival si ritaglieranno uno sazio importante, come succede all’estero. I club dovranno rispondere al ‘ricambio generazionale’ ed adeguarsi ai tempi. Per fortuna molti lo stanno già facendo. Chi si ferma è perduto, soprattutto nel nostro.